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Gruppo Astrofili di Padova 2016 I. Codato   ©
La Luna e la Cina! (1 feb 2016) La Luna torna protagonista dopo la pubblicazione di alcune immagini anche a colori, scattate nel 2013-14 dal lander cinese Yutu della missione Change’e-3, ma solo recentemente rese di dominio pubblico. La notizia riportata da diverse agenzie fa riaccendere i fari sul nostro satellite. La Cina ha tutte le intenzioni di continuare la missione mandando una altro lander per ricerche più approfondite e forse più alla portata della “giovane” attività spaziale cinese. Mentre la Nasa continua a rivolgere il suo interesse per l’esplorazione di Marte, partecipando, come l’ente spaziale russo, alla missione “ExoMars” targata ESA prevista per ottobre 2016.
Onde Gravitazionali: Einstein le aveva previste. (12 feb 2016) La scoperta risale a settembre del 2015, quando gli scienziati che seguivano l’esperimento Ligo negli Stati Uniti(stato di Washington e Louisiana), hanno  registrato qualcosa di “anomalo” e dopo mesi di verifiche ne hanno dato annuncio l’11 febbraio in una conferenza stampa: scoperte le Onde Gravitazionali. Ciò che Einstein aveva previsto un secolo fa nella sua Teoria della Relatività Generale è stato ora confermato. E’ il primo passo che permetterà alla scienza di esplorare l’Universo con un’altra prospettiva aggiungendo un elemento importante a quelli che tradizionalmente venivano usati per lo studio del cosmoe facenti parte dello spettro elettromagnetico (raggi X e raggi gamma, infrarossi e ultravioletti, ecc). Il segnale registrato è stato causato, dicono gli scienziati, dall’evento della fusione di due buchi neri un miliardo di anni fa.
Proprio  per le turbolente attività emissive, la sonda era stata precauzionalmente allontanata dalla cometa.Attualmente si trova oltre  l'orbita di Marte e la sua distanza dal nucleo  è di circa 35 Km. L'attività di fotografare tramite la fotocamera Osiris, le cui ottiche e la struttura meccanica  sono state realizzate totalmente dall'Università di Padova,  la superficie del nucleo e di mapparlo sta procedendo con successo: sono state analizzate 7 regioni  del lobo sud, le cui denominazioni continuano con la nomenclatura delle divinità egizie: maschili per il lobo maggiore  e femminili per quello minore, mentre quelle del "collo" sono di dività del fiume Nilo. Sul lobo nord  erano state precedentemente localizzate 19 aree. In merito al lander Philae, dopo un quasi inaspettato risveglio a giugno 2015,  succeduto  al "letargo forzato" causato, ricordiamo, al non felice atterraggio del 14 novembre 2014,  durante il quale aveva trasmesso segnali di telemetria di rimbalzo via Rosetta e che aveva dato qualche speranza, ormai se ne è definitivamente perso il controllo. Rosetta, invece, continuerà la sua analisi del nucleo in cerca delle origini del sistema Solare sino a settembre 2016 quando è previsto il suo planaggio sul nucleo a conclusione della storica missione.
La sonda Rosetta: l'avventura continua... (25 feb 2016)
Riparliamo della sonda Rosetta e delle  attività di questa splendida e importante impresa, targata ESA. Superato il perielio senza subire danni, ad Agosto 2015,  registrando gli eventi  che si manifestavano a causa della prossimità del Sole, getti di gas e polvere, ora Rosetta si sta riavvicinando alla cometa  67P/Churyumov-Gerasimenko, e ne sta mappando il lobo sud.
67P la cometa ripresa da Osiris. Credit ESA
NONO PIANETA (?) (20 gen 2016) Gli scienziati del California Institute of Tecnology hanno annunciato la scoperta del nono pianeta del Sistema  Solare. Non visto direttamente, ma dedotta la sua esistenza dal calcolo degli spostamenti dei pianeti nani recentemente scoperti, la sua posizione sarebbe agli estremi del nostro sistema. Dal diametro di  2-4  volte la Terra, diverrebbe il quinto pianeta, per dimensione, dopo Giove, Saturno, Urano e Nettuno.  Per ora è solo un’ipotesi, anche se confortata da calcoli, ma aspettiamo prima di riaggiornare i nostri testi con il Nono Pianeta
Sempre più lontano…. (5 marzo 2016) In un punto della costellazione dell’Orsa Maggiore, il telescopio spaziale Hubble, portato all’estremo delle sue “capacità  visive”, ha osservato la galassia più lontana fino ad oggi individuata. Ne dà annuncio l’’'Astrophysical journal “ che parla di distanza di 13,4 miliardi di anni luce e quindi di un  equivalente passo all’indietro nel tempo. GN-Z11 è una galassia di dimensioni  25 volte minori della Via Lattea e nata, secondo la teoria della datazione del Big Bang, appena 400 milioni di anni dopo. Il calcolo è stato fatto applicando il principio del redshift, ovvero lo spostamento verso il rosso della luce.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      L’immagine di GN-Z11 ripresa da Hubble (Credit Nasa) La scoperta  ha sorpreso positivamente gli scienziati della Nasa che non pensavano che Hubble potesse ottenere osservazioni  così spinte e che ha comunque dato  un altro impulso alle attese che sono poste nel suo successore,  il telescopio spaziale  JWST, che sarà lanciato nel 2018 . Date le capacità decisamente superiori  specialmente nell’infrarosso, il nuovo telescopio spaziale, che proprio in questi giorni ha  aggiunto un altro passo importante nella sua tabella di marcia, l’installazione dello specchio secondario, potrà analizzare meglio gli oggetti come GN-Z11 e aprire nuovi orizzonti allo studio del nostro poco conosciuto Universo.
ExoMars GO!…. (15 marzo 2016) E’ incominciata l’avventura della missione ExoMars. Ieri mattina è stato effettuato con successo il lancio della sonda dalla base russa nel Kazakhstan e che raggiungerà tra sette mesi il pianeta rosso,  sfruttando  una “finestra favorevole”, altrimenti ci sarebbero voluti quasi due anni. Siamo alla prima fase della missione, targata ESA. L’obbiettivo  è di raggiungere Marte, mettere in orbita per sette anni un satellite con il compito di fare ricerche sull’atmosfera e sull’orbita stessa del pianeta oltre che fare da ponte per le comunicazioni con la Terra; poi  di far scendere Schiapparelli, così è stata chiamata la capsula che “ammarterà”, con l’ausilio di nuovi propulsori ed eseguirà una serie di esperimenti. Infatti, proprio quest’ultimo atto è particolarmente importante per l’Agenzia Spaziale Europea:  verificare se le nuove tecnologie adottate siano valide per la sfida in corso relativa alla scoperta di vita su Marte, passo indispensabile per poi procedere con le missioni successive che dovrebbero portarvi, alla fine, entro 20 anni diconi alcuni, l’uomo. Ma sarà la fase due, quella del 2018, la più importante. Infatti è prevista la discesa sul suolo marziano di un lander che  avrà il compito di perforare  fino a due metri di profondità il terreno in cerca di tracce di “vita”. Una sfida tutta targata Europa che sta cercando di far rivalere le sue strategie spaziali nel confronto con gli altri competitor, la Nasa in primis. L’Italia partecipa in maniera massiccia contribuendo con l’industrie Finmeccanica e Thales Alenia Space alla realizzazione del modulo Schiapparelli e dell’apparato di perforazione ed altro, oltre che con l’Agenzia Italiana Spaziale.
Il lancio di ExoMars con il vettore Proton.
L’Europa si prepara ad una missione su Mercurio nel 2018 5 aprile 2016- fonte “Astronomia News” e INAF Mentre ci si prepara a osservare il transito di Mercurio davanti al Sole il prossimo 9 maggio, è utile un aggiornamento sulla navicella spaziale europea “BepiColombo” (disegno) che partirà tra due anni (aprile 2018) verso questo pianeta che è il più piccolo e il più vicino al Sole. Si tratta di una delle missioni “cornerstone”, cioè di quelle di maggior impegno finanziario, tecnologico e scientifico dell’ESA. Giuseppe Colombo, familiarmente Bepi, è stato un grande matematico e meccanico celeste dell’Università di Padova. Sua la scoperta del vero periodo di rotazione di Mercurio, sua l’idea del “satellite al guinzaglio”, sue originali soluzioni per identificare le rotte spaziali economicamente più interessanti. Logico, dunque, che la missione “BepiColombo” abbia una larga partecipazione italiana tramite l’ASI e l’INAF: quattro esperimenti su 11 coinvolgono l’INAF. In questi giorni la guida scientifica dell’esperimento Simbio-Sys è passata da Enrico Flamini a Gabriele Cremonese. “BepiColombo” si compone di due moduli: l’MPO (Mercury Planetary Orbiter), composto da 11 strumenti realizzati in Europa, e l’MMO (Mercury Magnetospheric Orbiter) composto da 10 sensori realizzati in Giappone. L’MPO avrà come obiettivi studiare la superficie, la struttura interna e l’ambiente di Mercurio, e aumentare notevolmente l’accuratezza di alcune misure rilevanti in teoria della Relatività generale, quindi legati alla fisica fondamentale. L’MMO invece avrà il compito di studiare la magnetosfera ed esosfera di Mercurio e il mezzo interplanetario. Ci piace ricordare Giuseppe Colombo a cui è dedicato l’osservatorio del nostro gruppo.
Scoperti tre pianeti  “fratelli” della Terra (3 maggio 2016) Gli scienziati dell’istituto di astrofisica  e geofisica dell’Università di  Liegi hanno annunciato la scoperta, nella costellazione dell’Acquario, di tre pianeti nani che potenzialmente potrebbero ospitare la vita.  I pianeti ruotano attorno ad una stella nana chiamata Trappist-1, più fredda del Sole e distante 40 anni luce. Lo strumento utilizzato è il telescopio belga Trappist sito in Cile, presso L’Eso (European Southern Observatory). Le osservazioni effettuate hanno permesso di  ipotizzare la struttura rocciosa oltre che le dimensioni e le temperature che variano  tra quella di Venere e della Terra. Altro dato è la periodicità orbitale dei corpi che , essendo molto prossimi alla stella è di pochi giorni (1,5; 2,4 e  dai 4,5 ai 73, per il terzo pianeta) rispetto ai 365  terrestri Il fatto eclatante e importante è che è la prima volta che si scoprono pianeti di questa struttura orbitanti  in un sistema di una stella nana  ultrafredda, tipologia la cui presenza è molto frequente nella nostra galassia. Da ciò, quindi, l’ipotesi di “disporre “ di pianeti “compatibili” con le prerogative di poter ospitare la “vita” in un numero molto più ampio rispetto alle prime stime. Si tratta ora di attendere necessariamente la prossima generazione di grandi telescopi a cui è affidata la sfida di accertare in modo meno ipotetico la presenza di elementi chimici testimoniante  di attività biologiche. I tempi di attesa? Si parla al minimo di un decennio, ma già il ritardo di start dei progetti per la costruzione di questi “telescopi giganti” fa pensare ad un più probabile  ventennio.
Onde gravitazionali  (e siamo alla seconda registrazione) 15 giugno 2016 Dopo l’annuncio dello scorso febbraio, Ligo e Virgo replicano al rilevamento di una seconda onda gravitazionale registrata il 26 dicembre, scorso e chiamata conseguentemente l’onda di S.Stefano. L’evento è stato catturato dagli interferometri di Ligo, uno in Luisiana e l’altro nello stato di Washington, negli Stati Uniti. La causa è stata attribuita ad una fusione di altri due buchi neri, questa volta inferiori come massa  a quelli del primo caso, 14 e 8 volte quella del nostro Sole, avvenuta circa 1,4 miliardi di anni fa e che hanno dato origine ad un unico buco nero con una massa di 21 volte quella solare. La prossima entrata in funzione di Virgo, l’interferometro del centro sperimentale europeo vicino a Pisa, prevista per ottobre 2016, permetterà rilevamenti con triangolazioni, assieme agli altri due interferometri americani che daranno l’dentificazione esatta dell’origine dell’evento. Piccolo sussuri del nostro Universo, che riusciamo ad ascoltare tramite una tecnologia sempre più all’avanguardia e che, così dicono gli scienziati, ci permetteranno di mappare l’Universo.
JUNO in orbita di Giove! (5 luglio 2016) Finalmente è arrivata. Dopo un viaggio di circa 3 miliardi di Km, la sonda Juno ha raggiunto l’orbita del pianeta del nostro Sistema Solare. Lanciata dalla NASA nell’agosto del 2011, la sonda Juno è entrata in orbita di Giove, sfruttando le spinte  a effetto fionda per acquisire incrementi di velocità tali da contenere il tempo del viaggio in soli 5 anni. La distanza ravvicinata a cui la sonda orbiterà, permetterà osservazioni e rilevazioni mai immaginate. Gli obiettivi della missione sono: scoprire se Giove ha un nucleo roccioso, studiarne l’atmosfera, capire come il pianeta gigante abbia interagito con la formazione del Sistema Solare, creare una mappatura del suo campo gravitazionale e magnetico. A bordo della sonda c’è anche un po’ della tecnologia italiana: lo spettometro, il traslatore per la mappatura magnetica e  il sensore per l’assetto, sono stati prodotti  da aziende tricolori. Grande successo della missione Nasa che ha impegnato risorse per 1,1 Mld di dollari. Nei prossimi giorni inizieranno le attività di riprese e di ricerca che prevedono 37 orbite in 20 mesi e si concluderanno nel 2018. Attendiamo con grande attenzione le prime immagini e i risultati delle ricerche.
Gaia, prima mappa della Via Lattea (14 settembre 2016) L'Esa ha presentato oggi i primi risultati delle osservazioni del telescopio spaziale lanciato nel 2013 con l’obiettivo di mappare tridimensionalmente oltre un miliardo di stelle dela Via Lattea e permettere così di indagare sulla sua origine. La sua precisione è in grado di  fornire   dati con informazioni duecento volte più dettagliati deile missioni precedenti. L’analisi delle bande spettrali che i suoi strumenti stanno scrutando daranno informazioni astrofisiche sulla luminosità  che permetteranno di studiare in dettaglio la formazione, la dinamica, la chimica e l'evoluzione della nostra galassia. Tra i vari obiettivi c’è anche la ricerca di possibili pianeti extrasolari e osservare asteroidi, galassie e quasars. PA seguire l’impresa dell telescopio Gaia ci sono più entità: sono infatti sei “collector data” in Europa che raggolgono e distribuiscono i pacchetti informativi. Una vera enormità di dati che saranno resi disponibili alla comunità scientifica e a quanti li vorranno analizzare. L’Italia partecipa con  'Altec (joint venture di Thales Alenia Space e Asi) di Torino, collegato con l'ASI Science Data Center, che gestisce l'analisi dei dati.
EXOMARS - Sonda Schiaparelli - Il costo della ricerca spaziale… (20 ottobre 2016) Oramai la notizia è ufficiale: la sonda Schiaparelli della missione ExoMars si è schiantata sulla superfice del pianeta rosso. I retrorazzi che avrebbero dovuto rallentare la discesa da 21mila km/h a soli 4 km/h sono stati spenti, per ora inspiegabilmente, dal computer di bordo solo dopo 3 o 4 secondi con il conseguente crash. Fallimento? No, assolutamente, ma neanche un entusiasmo che, pur comprensibile, da parte degli organizzatori hanno definito la missione  “riuscita”. Non voglio apparire come critico distruttivo nei confronti della comunità scientifica ESA, ci mancherebbe, chi sono io?, ma avrei apprezzato un riconoscimento più palese di un errore che nulla toglie all’impresa con il rilancio della sfida per la prossima occasione, ma che era tra gli obiettivi primari della missione. E questo proprio perchè le imprese, le grandi scoperte, sono costellate di errori, di fallimenti che al momento del finale e meritato successo passeranno inevitabilmente nel “dimenticatoio” ma che avranno contribuito in maniera determinante al perfezionamento del progetto. Perchè, poi, prevarrà l’enfasi della conquista, che non dimentichiamolo però è frutto anche della sommatoria dei vari errori corretti e ricorretti fino al successo. E’ semplicemnete il costo della ricerca, che inevitabilmente deve essere aggravato dagli inceppamenti nel lungo percorso per giungere all’obiettivo finale. E ricordare, sottolineare questo principio, a mio avviso, è altrettanto importante quanto l’esultare al momento della coronazione della riuscita del progetto. Così  è stato e sarà per ogni impresa umana della scienza, che non deve farsi intimorire dall’ombra dell’insuccesso ma rinvigorirsi spiegando la natura della ricerca ed esigendo a buona ragione le risorse economiche che ne permetteranno lo sviluppo. Almeno, questo è come la vedo io… Quindi, non attendo altro che il prosieguo di questa missione targata ESA-Russia si riscatti con il compimento degli obiettivi che si prospettano con la seconda fase che avrà inizio nel 2018. Ivan Codato
La Cina si prenota per la Luna (Credit Ansa-29 gennaio 2017) Ormai è risaputo, l’interesse per la Luna è tornato in primo piano sia per l’eventuale sfruttamento dei suoi minerali sia per il suo utilizzo per le future missione spaziali con l’uomo protagonista. E la Cina non sta certo a guardare: prevista una missione per il prossimo novembre. Si tratta, come annunciato dall’agenzia governativa, di una missione che prevede la raccolta di rocce che saranno poi riportate sulla Terra, il tutto inmodalità automatica tramite robot appositi e una capsula di rientro protetta da scudo termico. Il modulo Chang’e sarà lanciato con il vettore cinese sperimentato con successo lo scorso novembre, il Long March 5 e si poserà sulla superfice lunare con il compito, appunto, di recuperare materiali rocciosi nel giro di parecchie settimane. La Cina intende intensificare le sue missioni con l’intento di riuscire a mandare austronauti sulla Luna anche se l’immediato obiettivo rimane quello della realizzazione di una stazione spaziale in orbita terreste. Si attendono, ovviamente, azioni  dagli altri enti spaziali per la ripresa della corsa alle nuove conquiste del nostro satellite.
SCOPERTO UN SISTEMA CON SETTE PIANETI A 39 ANNI LUCE DA NOI  (CREDIT NASA 22 FEB 2017) L’annuncio fatto in data odierna dalla NASA è tra quelli che veramente potrebbero dare una prospettiva molto incoraggiante sulla ricerca della vita su esopianeti. Intorno alla stella Trappist-1, a meno di 40 anni luce dalla Terra, la Nasa ha scoperto ben sette pianeti nella sua orbita. Tre di questi hanno caratteristiche da far credere ad una possibile presenza di acqua  allo stato liquido. Lo so, siamo solo agli annunci,  ma l’enfasi e l’entusiasmo del comunicato stampa dell’Ente spaziale Statunitense lascia moltospazio all’ottimismo. Rimaniamo  connessi al sito NASA in attesa di sviluppi della emozionante scoperta.