Gruppo Astrofili di Padova           L’Uomo guarda le stelle da sempre; noi lo facciamo insieme dal 1965…
Gruppo Astrofili di Padova 2016 I. Codato   © “…et infinitamente rendo grazie a Dio che si sia compiaciuto di far me solo primo osservatore di cosa ammiranda e tenuta a tutti i secoli occulta.”

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Ci occupiamo di studiare e  divulgare l’Astronomia

Siamo delegazione dell’U.A.I. (Unione Astrofili Italiani)

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LE NOSTRE ultime ATTIVITA’              (vedi calendario)
FOTO del giorno, del secolo…
La ripresa del transito di Mercurio nel 2003
Saturno
             Saturno show!
Immagine del pianeta degli anelli fotografata da Roberto Cariolato
TELESCOPIO SOLARE DEL GAP Il Gruppo Astrofili di Padova  si è dotato di uno strumento osservativo specifico per il Sole. Grazie anche al generoso contributo della Fondazione Cassa Risparmio Padova e Rovigo,  abbiamo arricchito il nostro parco strumenti con il Coronado Solar Max II 90 BF30. Certamente è bello osservare le stelle ed il cielo notturno, ma ci siamo accorti che dedichiamo meno attenzione alla nostra stella e così si è optato per questo prezioso acquisto. Con questo telescopio potremo ampliare la gamma di divulgazione astronomica, cosa che ci sta strettamente a cuore, promuovendo incontri con il pubblico e le scolaresche. Intanto stiamo raffinando la tecnica  di osservazione e ripresa e la foto riportatata è uno dei primi risultati ottenuti. Immagine estratta da ripresa CCD I-Nova PLA-Mx elabporata con Registak 5 e Photoshop Autori: I.Codato e R. Cariolato  
Sole- Coronado SolarMax 90/800 - Immagine di Ivan Codato e Roberto Cariolato
La LUNA ci piace: ecco un po’ di nostre foto.
Luna - Autore I. Codato Luna - Autore G. Schileo Luna - Autore Aurora e Gaincarlo
Autore : Ivan Codato Nikon D750 Apo 120 a fuoco diretto
Autore : Giorgio Schileo Camera: CCD ASI290 CM Telescopio C8
Autore: Giancarlo e Aurora Ripreso con telefonino da Bresser 130 a 50 ingrandimenti
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Buco Nero in M87
L’immagine qui sopra che stiamo osservando, fino a qualche tempo fa, sarebbe stata classificata: “impossibile” o “fake news” Stiamo parlando della foto del buco nero presente nella galassia M87 Virgo, presentata e commentata dalla comunità scientifica dell'European Southern Observatory (ESO), del Consiglio europeo delle ricerche e dell'Event Horizon Telescope (ETH).  Una definizione semplicistica per facilitare il nostro comune linguaggio, ma che rappresenta la sintesi della scienza dell’astrofisica. Forse il suo risultato più eclatante; ciò che da ora darà vita ad una nuova era di ricerca e di studio nel campo dell’astronomia.L’immmenso sforzo fatto da migliaia di scienziati che hanno sviluppato ipotesi, teoremi e  realizzato nuove tecnologie e, forse partendo da un sogno, hanno poi raggiunto una realtà  concreta e testimonata da questa immagine storica. Un percorso lungo un secolo da quando Einstein irruppe nel mondo scientifico con la pubblicazione della sua “Teoria della Relatività Generale”. Era il 1916. Guardare questa immagine e limitarsi ad apprezzarla solo per gli aspetti estetici senza sapere minimamente cosa rappresenti sarebbe oltraggioso per la scienza intera. Laddove gli occhi con i suoi limiti non possono arrivare, la mente umana non si ferma e  li può superare iniziando viaggi empirici con innumerevoli mete e traguardi che segnano solo un percorso  che per sua natura non può aver fine. Quali saranno i prossimi traguardi? Ovviamente non lo so e per ora mi accontento di guardare questa immagine estraendone tutte quelle sensazioni  che la mia se pur limitata conoscenza mi permette di trarne piacere. Di seguito riporto la sintesi della presentazione dell’evento relaizzata dal giornalista scientifico Emanuele Perugini. Ivan Codato Albert Einstein aveva ragione: i buchi neri esistono e sono molto simili a come sono stati descritti nella Teoria della Relatività Generale. L’immagine che abbiamo ottenuto di M87, il buco nero supermassivo di una galassia situata a circa 50 milioni di anni luce è consistente con l’ombra di un buco nero rotante (il cosiddetto buco nero di Kerr) proprio come era stato predetto dalla Relatività Generale di Einstein. Si tratta di una scoperta davvero importante che è frutto dell’impegno tenace portato avanti per più di un anno e mezzo da un gruppo di almeno 200 ricercatori di tutto il mondo che fanno parte dell’Event Horizon Telescope Consortium (EHTC) di cui mi onoro di far parte. Dentro questo esperimento io sono responsabile della calibrazione e validazione dei dati acquisiti.Nel 2017 abbiamo raccolto qualcosa come 4 Petabytes (Pb) di dati (ossia 4000 Terabytes!). Abbiamo impiegato un anno e mezzo per ridurre, calibrare, validare e analizzare i dati acquisiti nel 2017 e, ovviamente, per convertirli in immagini radio delle sorgenti. Devo ammettere che inizialmente eravamo troppo ottimisti, nel senso che avevamo preventivato di avere i primi risultati entro un anno dalle osservazioni. Non è stato così.Ci sono due ragioni fondamentali che giustificano questo “ritardo”. La prima è che abbiamo avuto bisogno di più tempo per creare tutto il software di analisi necessario, essendo la prima volta che vengono acquisiti dati di questo genere. La seconda ragione è più sottile, ma non meno importante: paradossalmente, capire in maniera estremamente dettagliata e accurata i dati dell’EHT è stato molto difficile proprio per la loro elevata qualità ma anche perché abbiamo evidenziato caratteristiche ed errori sistematici che non si sono mai visti prima (essendo “sepolte” nel rumore). Per fortuna, il radiotelescopio gigante ALMA ha giocato un ruolo fondamentale nel processo di elaborazione dei dati che d’ora in poi, cioè per la seconda serie di dati che dovremo analizzare, dovrebbe rivelare meno sorprese e procedere più speditamente. SEGUE cliccando qui    
L’Uomo e la Luna       E’ l’astro più vicino a noi e non poteva che attrarre la nostra attenzione, trasformando la primitiva ed iniziale curiosità in una stregata ossessione. Chi ne ha tratto indicazioni per la misura del tempo,  rendendola protagonista di arcaici  calendari; chi ne rubato il fascino rendendola complice  della poesia, della letteratura e dell’amore. Chi ha sempre sognato di raggiungerla, di camminare sulla sua superfice e di scoprirne i suoi segreti..  E questo sogno si è realizzato proprio 50 anni fa: era la notte del 20 luglio 1969, quando la missione  della NASA Apollo 11 con a bordo tre  astronauti, Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins raggiunse il nostro satellite. Solo i primi due ebbero l’onore di scendere con il LEM sulla superfice lunare ed il primo , Neil Armstrong pronunciò la famosa frase: “ Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità, mentre si apprestava a lasciare la prima impronta dell’uomo nella polvere nerastra della Luna. Il resto è ormai storia, perchè se cinquanta anni sono un’inezia per i tempi astrali, per noi umani sono sufficienti a renderceli “remoti” , lontani  e dover attingere alla memoria e ai documenti per renderla di nuovo attuale e poterla celebrare. Questo ci da il senso della nostre reali dmensioni in prospetto a quelle temporali e spaziali del cosmo: siamo “poco”, quasi “niente” Eppure abbiamo realizzato l’impresa sino ad oggi più importante e rilevante per la scienza. La forza sta nella nostra mente, nei nostri pensieri, nella nostra capacità di concretizzare i sogni in eclatanti realtà: una forza che mi auguro l’uomo sappia proporla per il bene dell’umanità, cosa che ahimè sappiamo non sempre è accaduto. E in quei casi, sarebbe stato meglio che avesse avuto  un Astolfo con la prontezza e la volontà di andare sulla Luna a recuperare il “senno perso” come nell’Orlando Furioso. O, almeno, così avrei preferito. Ivan Codato